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Rivolgersi ad un Nutrizionista e chiedergli una dieta ha poco senso!  Parola di Nutrizionista

 

In quest’ottica si è perdenti in partenza, probabilmente con ottimi risultati iniziali, ma nel lungo periodo tale approccio è certamente destinato a schiantarsi sul muro dell’inutilità metabolica e della decontestualizzazione sociale.

 

Una dieta studiata al millesimo di grammo, bilanciata per carboidrati, proteine, lipidi e micronutrienti, da un punto di vista tecnico scientifico, sarà certamente equilibrata, ma corre dei grandi rischi:

1) Pone la persona in una condizione di sudditanza psicologica nel medio lungo periodo.

2) Non tiene conto delle caratteristiche genetiche individuali.

3) Non si pone come percorso educativo, ma come protocollo standard con connotati asettici.

4) La quantificazione eccessiva degli alimenti, rischia di innescare fenomeni ossessivi.

5) Non tiene conto delle condizioni psicologiche individuali.

6) Non valuta gli effetti dei geni sulle condizioni metaboliche attuali.

7) Sposta l’asse dell’attenzione sulla quantità piuttosto che sul potere terapeutico degli alimenti.

8) L’efficienza del sistema gastrointestinale non viene messa in relazione con le dinamiche stressogene e funzionali.

9) Annichilisce il potere funzionale degli alimenti.

10)Non pone la dovuta attenzione all’asse intestino-cervello.

Chi si rivolge al nutrizionista che utilizza il metodo BMS non deve pertanto chiedere una dieta, ma deve pretendere di conoscere sé stesso e di tradurre questo percorso di apprendimento in scelte nutrizionali capaci di mettere in discussione gli aspetti sopra menzionati.

Perché questo approccio è indispensabile, indiscutibile nel BMS?

All’inizio della mia professione ciò che colpiva nei colloqui con i pazienti era la scarsa conoscenza delle proprie dinamiche metaboliche e ancor peggio della scarsa consapevolezza di come i loro assetti emotivi interagissero con le scelte ed i comportamenti alimentari. Se poi si affrontava il rapporto tra lo stato della flora batterica gastrointestinale e le risposte metaboliche, l’oscurità diventava notte.

Eppure loro chiedevano semplicemente una dieta: una dieta per perdere i kg in eccesso, una dieta per aumentare la massa muscolare, una dieta per l’ipercolesterolemia e così via.

Nelle loro richieste mancavano i perché!

.Non c’era quasi mai la volontà di cercare il perché, il perché di una determinata condizione fisica, il perché di annosi disturbi gastrointestinali, il perché di numerosi fallimenti dietetici.

Il mio essere Nutrizionista era seriamente andato in crisi: bisognava cambiare direzione, era necessario invertire la rotta.

Confesso che non è stato facile, mettersi di traverso ad un sistema consolidato.

La Nutrigenetica era una scienza sottovalutata e per lo più sconosciuta: ancora oggi illustri specialisti denigrano i risultati di importanti analisi genetiche. Purtroppo questa è la dura realtà di chi quotidianamente propone un modello operativo differente.

La caratterizzazione delle molecole bioattive negli alimenti, ha permesso, a chi si occupa di nutrizione, di intervenire in maniera chirurgica nei profili metabolici individuali.

L’anamnesi nutrizionale diventava così un percorso di conoscenza:

• La nascita con parto naturale o parto cesareo, per interpretare meglio le dinamiche gastrointestinali.

• Il ritmo sonno-veglia come modulatore del senso di fame e delle risposte metaboliche.

• L’atteggiamento psicologico nei confronti del cibo.

• La correlazione tra le dinamiche ormonali femminili e la funzionalità gastrointestinale.

• Il desiderio alimentare.

• Le scelte nutrizionali in età pediatrica, per comprendere meglio l’attuale struttura corporea.

• Le scelte nutrizionali affrontate in maniera empatica, per modulare i fattori genetici individuali, con uno sguardo attento alla famigliarità.

La descrizione di un approccio olistico rischia di essere tediosa, per questo mi sono limitato a citare alcuni degli elementi caratterizzanti!

La mole di dati che emergeva dai profili genetici e dalle anamnesi, veniva inizialmente sintetizzata manualmente: presto mi accorsi che non era umanamente possibile!

Fu così che l’incontro con il Dott. Matteo Renzi (perdonatelo per il suo nome!) segnò la nuova fase, quella digitale del BMS.

Era necessario costruire degli algoritmi matematici in grado di sintetizzare tale mole di dati, elaborarli scientificamente per offrire soluzioni nutrizionali estremamente efficaci e personalizzate. Il lavoro con Matteo è stato faticoso, affascinante, emozionante, pensate che ancora oggi mi sopporta! Solo la sua pazienza e la sua strabiliante competenza di programmatore, poteva tradurre in termini informatici, ciò che io svolgevo manualmente.

Nel BMS è indispensabile caratterizzare il paziente da un punto di vista emotivo e psicologico.

Capire con estrema serenità quanto il nutrizionista può essere d’aiuto e quando invece necessità di un professionista psicoterapeuta a supporto del percorso nutrizionale.

Il Dott. Yuri Canfora, è stato in grado di cogliere sin da subito l’essenza del metodo, oggi egli è parte integrante del BMS.

Psicoterapeuta di grande esperienza, ha permesso di fare il salto di qualità: perché un Nutrizionista non deve fare diete, un Nutrizionista si pone al pari della persona e l’accompagna in un percorso di conoscenza. Quando risulta indispensabile un supporto psicologico con l’obiettivo di superare determinate criticità, il BMS si affida alla sua sensibilità.

Nel BMS è indispensabile il rispetto profondo della persona, dei suoi punti di forza, ma anche e soprattutto delle sue debolezze, delle sue fragilità.

Scindere tali componenti dagli aspetti nutrizionali, metabolici ed ormonali, vorrebbe dire non rispettare l’essenza umana.

Conoscere sé stessi per affrontare con serenità ed entusiasmo un percorso di salute, nel BMS è possibile 

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