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Il rapporto tra salute e alimentazione è strettissimo. Lo è in termini scientifici e lo è in termini di appagamento psico-fisico.

Una corretta nutrizione è un potentissimo fattore di prevenzione e di gestione e trattamento di molte malattie o alterazioni del benessere.

Se questo è teoricamente risaputo, dobbiamo considerare anche che la relazione con il cibo è profondamente determinata o influenzata da una rete complessa di fattori:

le abitudini alimentari, geografiche e familiari;

il rapporto con il proprio corpo;

le tendenze culturale e sociali;

gli aspetti emotivi;

il livello di conoscenza delle proprie condizioni e del proprio fabbisogno.

 

Spesso dunque, in pratica, la tavola è approvvigionata e servita al di fuori di una reale consapevolezza di ciò che è davvero utile o dannoso mangiare.

Nella migliore delle ipotesi e della buona volontà, l’orientamento a una tavola “sana” è inteso in termini generici, con riferimenti di qualità, con regole di buon senso comune o bandendo elementi e ingredienti ritenuti nocivi secondo principi diffusi di informazione.

A cosa si reagisce e come si incontra il valore-alimentazione?

Molte volte sono il sovrappeso, i disturbi digestivi e intestinali, i fastidi di allergie e intolleranze, qualche risultato alterato nelle analisi del sangue, a lanciare l’allarme e a muovere a prendere in maggior considerazione cosa mangiare.

Solitamente però, pure quando la spia dell’attenzione è ormai accesa, è diffusa la ricerca del rimedio espresso, la freccia che punta al sintomo.

 

La verità però sta in un dato essenziale: l’unicità della persona, unicità che rende essenziale un approccio specifico, mirato. Mirato alla persona nella sua interezza, non al sintomo.

 

Ritrovare la salute mangiando presuppone una nutrizione personalizzata.

 

La tua storia clinica, il tuo stile di vita e le tue abitudini alimentari, come tutti i tuoi parametri ematoclinici ed antropometrici, ti restituiscono la tua posizione esclusiva. Solo sulla base di questo quadro puoi pensare a un’alimentazione che svolga la sua importantissima funzione.

La scelta che dovrebbe imporsi, valutando le enormi risorse scientifiche a nostra disposizione, è quella di un’educazione alimentare efficace. Non più una concezione di ristrettezza dietetica ma un nuovo e profondo bilanciamento del piacere con le esigenze peculiari della persona.

A fondamento del percorso di educazione alimentare cui puoi accedere ci sono: nutrizione funzionale, nutraceutica, nutrigenomica, cronobiologia. La sintesi dei principi, delle scoperte, delle informazioni di queste straordinarie branche della scienza medica, diventano facilmente fruibili per adottare un piano nutrizionale che tiene conto di tutti i fattori che generano il tuo malessere o benessere.

 

Non pensare più a quanto mangi ma a COME mangi!

Fare il percorso di educazione alimentare significa conoscersi e imparare. Invece di metterti a dieta, prendi confidenza con le combinazioni e le sequenze alimentari che fanno per te. Una sorta di liberazione dall’incubo del regime limitante e un’autentica e serena riconciliazione con il cibo.

Tu al centro, con la tua anamnesi -che ti sorprenderà per la quantità di risposte che contiene- e la possibilità di apprendere esattamente le dinamiche alimentari che ti provocano disagio e quelle che ti procurano sollievo.

Come funziona il tuo intestino? Sei in menopausa o nella fase fertile? Soffri di psoriasi?

Prova a immaginare che tutto ciò che ti riguarda, incluso il momento di vita che stai vivendo, finisca sotto i riflettori e serva a individuare cosa, come, quando mangiare per stare bene.

Senza bilancia e solo con la bussola di riferimenti di assoluta scientificità. Un percorso di educazione alimentare SU MISURA.

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