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Esiste una enorme varietà di pensieri, sul peso-forma o ideale, spesso corredati anche da formule di calcolo o da riferimenti generali veicolati come assoluti.

Siamo insomma in un terreno minato da concezioni che talvolta non sono che luoghi comuni, tutt’altro che dotati di valenze scientifiche. Poi è altrettanto rilevante il ruolo delle concezioni culturali, quelle che in qualche misura hanno determinato un sostanziale scollamento tra salute e aspetto fisico. Fondamentalmente si è largamente diffuso un concetto di “magrezza” strettamente correlato all’ago della bilancia e, nel contempo, si è paradossalmente dilatato il problema dell’obesità conseguenza molto spesso di una scorretta alimentazione.

Personalmente non faccio alcun riferimento al “peso ideale”, se mai ritengo ottimale il peso quando è ottimale il rapporto tra massa grassa e massa muscolare.

Invece di essere ossessionati dal nostro numero di chili o di centimetri, dobbiamo concentrare l’attenzione su questo rapporto.

Poco grasso non va bene, troppo grasso non va bene.

Ovviamente sembra l’espressione di una banalità, invece cela sostanzialmente una linea-guida di indubbio valore. Un piano nutrizionale serio, efficace a lungo termine, sostanzialmente lavora per un corpo tonico con un’accettabile quota di massa grassa. E lo fa in maniera personalizzata ovvero considerando tutte le condizioni della persona e i fattori importanti per il suo benessere.

Ho elaborato il BMS, sistema metabolico Bruni, centrando la salute come obiettivo. Perdere peso, richiesta frequentissima, si inquadra quindi come un obiettivo naturale, fisiologico, conseguenziale a un approccio salutistico.

È essenziale scardinare abitudini negative e introdurre abitudini alimentari positive.

Per fare questo è necessario effettivamente fare un salto culturale, imparare a prendersi cura di sé, mettere in discussione una serie di automatismi sbagliati e dannosi.

Sono automatismi che derivano da dinamiche personali, familiari e sociali alle quali è possibile sottrarsi solo acquisendo consapevolezza delle proprie esigenze psico-fisiche e quindi dell’utilità di un percorso alimentare che dia soluzioni pratiche di grande benessere.

Così più che un numerino sulla bilancia deve interessarci da cosa è composto e da qual è il nostro stato di salute. Ben venga se i muscoli, che hanno un peso specifico più alto del grasso, fanno spostare un po’ l’ago della bilancia da quando ci siamo messi a praticare attività sportiva con costanza. Del resto sappiamo, al contrario, che talvolta drastici dimagrimenti non sono purtroppo che drammatiche perdite di massa muscolare dunque non dovrebbero farci festeggiare il numerino in picchiata libera.

Alla ricerca di rimedi immediati o semplici, abbiamo spesso perso di vista i danni provocati all’organismo a fronte peraltro di risultati non sostenibili nel tempo.

Ci sono un’infinità di fattori, principi, concetti, che dobbiamo tener presente se vogliamo davvero raggiungere un peso ottimale. Peso ottimale che esprime, come ho detto sopra, l’equilibrio di un rapporto importante tra massa grassa e massa muscolare e le nostre migliori possibili condizioni psico-fisiche.

In ogni approccio nutrizionale non posso che fondarmi innanzi tutto quindi su un’anamnesi estremamente accurata e approfondita per poi avviare la persona a un piano di alimentazione che sintetizzi tutte le conoscenze utili di nutrizione funzionale, cronobiologia, nutrigenomica e nutraceutica personalizzata.

Si tratta di una grande azione di educazione alimentare perché il BMS non è una dieta a termine, è una scelta che rimette in relazione con il proprio benessere attraverso il cibo.

Quella della nutrizione è una funzione indispensabile ma da scoprire correttamente e compiutamente. Come, cosa, quando, mangiamo risponde a moltissimi perché sui disturbi che abbiamo, sul grasso che accumuliamo, sulle malattie cui siamo esposti. Per questo insisto sull’urgenza di un’educazione alimentare: la gioia del cibo deve corrispondere a quanto bene ci sentiamo.

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