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Siamo abituati ad associare mentalmente i cibi in base a una serie di dinamiche che derivano: a)dalle nostre abitudini domestiche b)dalle proposte commerciali c)dai nostri gusti.

Sostanzialmente gli abbinamenti sono frutto delle tradizioni gastronomiche, delle ricerche di esperti al servizio del sistema produttivo, degli chef che propongono le loro ricette culinarie.

Tutto questo talvolta prescindendo completamente dai corretti principi nutrizionali e dalle indispensabili informazioni della scienza dell’alimentazione. L’ispirazione predominante è appagare il palato, possibilmente a tal punto da indurre una vera affezione a quella combinazione. È il caso classico di prodotti industriali famosi e di largo consumo i cui numeri di vendita sono chiari indicatori del successo della formula presso il pubblico.

Soprattutto negli ultimi decenni, possiamo dire parallelamente al “progresso”, questo ha significativamente spostato il focus della nostra percezione di nutrizione: da elemento essenziale di vita e salute a puro elemento di piacere momentaneo.

“È buono!” è un’esclamazione comune slegata dalla genuinità e dalla qualità di ciò che ingeriamo e determinata invece dalla sensazione di soddisfazione immediata che il nostro cervello recepisce come bontà.

In realtà la “bontà” del cibo per il nostro organismo deve essere valutata sulla base di parametri ben diversi da un’infatuazione, conoscendo e considerando attentamente le proprietà degli alimenti e le nostre esigenze alimentari.

In questa ottica pure le combinazioni alimentari dovrebbero recuperare il loro vero ruolo e il loro importante effetto sulla nostra salute.

Il discorso tocca innanzi tutto il concetto di nutraceutica che attiene allo studio delle proprietà terapeutiche o preventive degli alimenti. E poi quello più specifico delle combinazioni alimentari più funzionali al nostro profilo metabolico e quindi al nostro benessere.

Disponendo di un valido e adeguato test genetico possiamo arrivare, personalizzando quindi ancora di più il regime alimentare, alle combinazioni più funzionali al nostro profilo genetico. Si stanno in effetti intensificando gli studi di nutrigenomica, scienza multidisciplinare che riesce a combinare la genetica con la nutrizione.

Cosa vuol dire tutto ciò?

Vuol dire che con le conoscenze e le informazioni scientifiche di cui oggi disponiamo siamo in grado di stabilire esattamente cosa e come mangiare.

Vuol dire che possiamo scegliere quali alimenti abbinare e quindi come nutrirci solo considerando attentamente e in maniera molto approfondita le nostre condizioni antropometriche, cliniche, fisiologiche e metaboliche.

La personalizzazione è un approccio fondamentale per la nostra salute e anche perché ci permette di conservare o ritrovare una relazione equilibrata, positiva e gradevole con l’alimentazione.

Se scopriamo quali sono i cibi e le combinazioni che ci causano disturbi e quali sono invece quelli che ci fanno stare meglio, otteniamo vantaggi a lunga scadenza. Non ha più senso demonizzare la tavola, inseguire la panacea di diete difficili da sostenere, navigare a vista tra luoghi comuni di scarsa attendibilità sperando di mettere insieme pasti che non facciano troppo male. Abbiamo la possibilità di avvalerci di dati certi e di dare una svolta di piacere alla nostra quotidianità alimentare.

Le combinazioni alimentari funzionali non a caso sono una parte importante del BMS, il metodo che ho applicato con efficaci risultati su migliaia di pazienti. Si tratta di un percorso nutrizionale altamente personalizzato, dove ogni alimento previsto è utile al profilo della singola persona e lo segue in maniera dinamica nei suoi cambiamenti. Non più un paziente a regime ma un regime per paziente.

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