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«Prevenire è meglio che curare» è un principio indiscutibile, soprattutto in termini di salute.

C’è molta letteratura, scientifica e filosofica, su questo pensiero. La prevenzione è in effetti ciò che può largamente aiutarci a scongiurare malattie, a intervenire prontamente sul disagio, a non trascurare una serie di segnali di malessere ma anche a sentirci meglio. Fare prevenzione significa portare rispetto a noi stessi e alla vita, evitare di incorrere in ciò che può essere debitamente arginato o comunque mantenere una buona forma psico-fisica.

Per quando adottato e ripetuto come un mantra dai sostenitori dell’attenzione al benessere e alla qualità della vita, nella pratica l’idea che prevenire sia meglio che curare è affidata a qualche controllo di routine, a qualche buona abitudine oppure ad evitare quelle che l’informazione ci spiega essere sbagliate o dannose.

Proprio l’informazione è un punto chiave.

L’elenco delle cose che fanno bene o male è genericamente indirizzata a tutti. Magari con molta corrispondenza con la verità, ci mancherebbe, ma sicuramente con una dose di approssimazione e limitatezza che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è quasi intollerabile. Non è raro che i suggerimenti portentosi siano addirittura del tutto empirici e debolissimi in efficacia.

Il vero cardine della prevenzione, appunto, è la conoscenza.

Quanti più dati abbiamo e con quanta più sapienza possiamo elaborarli, tanto più possiamo prevenire.

Dopo oltre 10 anni di studi in nutrizione funzionale, nutrigenetica e cronobiologia, mi è chiarissimo quanti e quali elementi possiamo avere a nostra disposizione per una autentica prevenzione: una prevenzione mirata, personalizzata.

Il DNA, la storia di ciascuno e le sue abitudini alimentari, sono un patrimonio dal quale ricavo tutte le preziose informazioni utili al BMS, il Sistema Metabolico Bruni, il modello su misura per ciascun paziente.

Non siamo sotto il totale controllo dei geni, ci sono altri fattori di influenza il più importante dei quali è l’alimentazione. Agire su questa con un percorso nutrizionale adeguato significa lavorare per la salute, significa fare prevenzione, significa compiere passi essenziali per il benessere.

Questi concetti mi sono molto cari. Mi sono molto cari perché costituiscono il pilastro dal quale mi sono mosso alla ricerca, allo studio, all’analisi. Mi sono molto cari perché gli eccezionali risultati offerti negli anni dal BMS sono una nuova frontiera della salute.

Forse è davvero il momento di accendere una luce concreta sulla prevenzione, la prevenzione basata sull’approfondita conoscenza e plasmata sul metabolismo e sulle condizioni cliniche del paziente.

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