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Affidiamo la nostra stanchezza quotidiana al ristoro di una dormita, vero?

In effetti la sensazione primaria che avvertiamo, istintivamente, è che il sonno arrivi a farci distendere i muscoli, a “spegnere” il cervello, a rinfrancarci. Probabilmente lo prendiamo come una sorta di riposo, piacevole o necessario.

In effetti è davvero una tregua indispensabile, per il nostro benessere psico-fisico.

In realtà però il sonno non è una fase passiva, nella quale semplicemente disattiviamo le nostre energie coscienti e ci abbandoniamo all’abbraccio del cuscino. Il sonno, al contrario, è il tempo di una serie di funzioni vitali utilissime alla nostra salute.

La dormita agognata non ci solleva solo dalla spossatezza, attiva il processo di detossificazione fondamentale al nostro organismo.

Di notte gli organi deputati a questa funzione si mettono in moto, permettendo quindi al nostro corpo tutte le operazioni di “igiene”, eliminazione delle sostanze nocive, purificazione. Questo vuol dire contrastare lo stress ossidativo e gli stati infiammatori intestinali. Del resto il sonno detta le regole di molti ritmi ormonali, è un modulatore degli ormoni che gestiscono il senso di fame e il senso di sazietà.

Dormire poco altera peraltro il livello di globuli bianchi con critici riflessi sul sistema immunitario e cardio-vascolare. 

Ci sono geni che esprimono la tendenza a dormire di più o di meno – a tal proposito avrete magari sentito parlare di “gufi” e “allodole” per alludere alle persone che prediligono la vita nelle ore tarde della sera o, viceversa, ai mattinieri che amano godersela all’alba – ma una ridotta quantità e qualità di sonno si ripercuote comunque negativamente sull’organismo e sulla funzionalità gastro-intestinale che può poi portare a risvolti di infiammazione sistemica.

Nella nostra epoca soffriamo quasi tutti di deprivazione del sonno. Negli ultimi anni si discute frequentemente di social jet lag perché viviamo in una società sveglia 24 ore su 24: abbiamo spostato molte attività nelle ore serali, molte volte lavoriamo di notte, siamo perennemente connessi via internet con un mondo che non si ferma mai. Tutto ciò ha alterato profondamente il nostro ciclo sonno-veglia, un ciclo biologico dal quale invece la nostra salute è strettamente dipendente.

Non è affatto scorretta la definizione popolare di “sonno rigenerante”. Al sonno è appunto affidato un delicatissimo ruolo di ripristino della nostra vitalità attraverso lo smaltimento di ciò che ci danneggia.

L’anamnesi, un corretto piano alimentare, qualsiasi intervento terapeutico, non possono prescindere da un’attenzione al sonno. Occorre sempre riportare quanto più è possibile in equilibrio il corretto ritmo del nostro orologio biologico sostanzialmente basato proprio sull’alternanza di buio e luce. Ho già parlato qui (link) dell’orologio biologico ma sul sonno tornerò con ulteriori approfondimenti.

Quello che intanto dobbiamo necessariamente rivedere è l’importanza che diamo alla notte e alle giuste ore di “ricarica”. Una vita del tutto sregolata non può non avere ripercussioni dannose sulla salute, è il caso quindi di prendere in esame con molta attenzione anche la correlata educazione alimentare. È provato che i nottambuli tendano ad alimentarsi in maniera più disordinata e spesso e volentieri mangiano poco prima di addormentarsi: cattive abitudini che espongono a rischi e incidono negativamente sul benessere dell’organismo.

Dal punto di vista genetico ci sono marker straordinariamente importanti da valutare per comprendere qual è l’atteggiamento alimentare sotto stress (atteggiamento che può pregiudicare l’andamento metabolico), ragione per la quale nel test genetico previsto dal BMS, Sistema Metabolico Bruni, vengono analizzati con peculiare attenzione. Faccio l’esempio del gene clock o gene orologio che può indicarci proprio la tendenza, se dormiamo poco, ad attivare compensazioni di tipo alimentare quindi eccessi, ricerca di cibi grassi, assunzione di snack a tutte le ore, con comprensibili ricadute sulla salute.

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