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Raccolgo in termini molto diffusi il disagio di chi, con un’espressione generica ma immediatamente comprensibile, non si sente “in forma”. Alludo a chi, al di là di dolori o altri sintomi specifici, avverte di non avere sufficiente energia per le sue giornate. Giornate che sono per lo più intense, per la stragrande maggioranza di persone alle prese con lavoro, famiglia, incombenze, sport.

Peraltro questo disagio ai nostri tempi è acuito da una sorta di cultura sociale che ci vuole pimpanti anche all’ora dell’aperitivo, per il cinema con gli amici o per la gita domenicale. Al carico di doveri o impegni primari si somma insomma quella vita sociale alla quale siamo appunto chiamati a partecipare e interagire e che desideriamo gestire con buona prestanza psico-fisica.

La sensazione di spossatezza che perdura, una fastidiosa emicrania, l’insonnia, una difficoltà di digestione -giusto per fare esempi comuni e ricorrenti- intaccano le forze, l’umore, la carica vitale?

Sì, il disagio percepito e riferito è proprio correlato al malessere che ci procura sentirci deboli, non riuscire a stare al passo con l’allegria della compagnia, accusare la fatica di svolgere tutte le attività quotidiane.

Dal punto di vista scientifico è di tutta evidenza che le cause vanno indagate, che ciascuno può avere ragioni differenti che attentano al benessere, che ogni persona è un unicum e come tale occorre approcciarla.

Nella realtà è però diventata prassi diffusa una sorta di medicazione d’emergenza, il più delle volte autogestita e sostanzialmente affidata a quei “rimedi” che una pubblicità, l’amico, il vicino di casa o il parente solerte, suggeriscono.

Quante persone conoscete, magari voi stessi, che nelle torride giornate estive ricorrono a integrazioni di potassio e magnesio? Moltissime.

Non è detto che sbaglino ma non è neanche detto che a loro serva quell’integrazione.

Personalmente ritengo più che comprensibili le aspirazioni al massimo stato di salute e di benessere possibili. Non possiamo certamente eliminare le malattie né garantire sempre una condizione ideale di benessere, possiamo e dobbiamo però, appunto, tendere al miglior stato possibile.

Preciso che il miglior stato possibile lo intendo sempre riferito alla singola persona. Questo è un concetto ineludibile, se vogliamo fare un salto autentico ed efficace verso la massimizzazione delle potenzialità dell’organismo. Non esistono risposte valide per tutti e siamo in grado di trovare invece risposte personalizzate ovvero adeguate e mirate a ciascuno.

Mi rendo conto che in alcuni ambiti e settori, tra chi ricopre alcuni ruoli con le relative elevate responsabilità, tra chi è sottoposto a uno stress lavorativo peculiare o tiene fortemente alla propria “energia” psico-fisica, si levi frequentemente la ricerca di percorsi di ottimizzazione della performance.

Mi piace si utilizzi il termine <percorso> perché di fatto già presuppone la consapevolezza che occorra muoversi in un vero e proprio cammino, molto probabilmente combinando più principi, conoscenze, pratiche.

E questa considerazione mi interessa ancor più perché si concilia o, meglio, esprime, il metodo con il quale mi rapporto al paziente da più di un decennio.

Non sono partito volendo creare un metodo, il metodo è derivato dall’osservazione, dallo studio, dall’esperienza concreta. Il BMS, Sistema Metabolico Bruni, è fondato su risultati acquisiti. Risultati cui è arrivato e arriva coniugando nutraceutica, cronobiologia, nutrizione funzionale, nutrigenetica, in un modello estremamente centrato sulla personale situazione del paziente.

Non è un caso che si basi su un’anamnesi molto approfondita, attenta e accurata che valuta e analizza l’enorme quantità di variabili umane. Solo così è attivabile il percorso corretto verso la massimizzazione delle potenzialità del singolo organismo.

Questo è il motivo per cui un post non può affatto esaurire l’argomento ma è essenziale a tracciare i concetti e i criteri ispiratori non solo del BMS ma del giusto orientamento alla salute e al benessere.

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