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Si parla frequentemente di allergia al nichel o sindrome da allergia sistemica al nichel in quanto problema abbastanza diffuso in ragione peraltro della presenza del nichel in molti oggetti di uso quotidiano, nella terra e, in via naturale, in tantissimi alimenti.

Normalmente viene diagnosticata dal dermatologo o dall’allergologo dopo un patch test e in effetti si manifesta con sfoghi cutanei di minore o maggiore intensità: la pelle può presentarsi arrossata o squamata con bruciore e prurito. Nelle sue forme cliniche è distinta poi in dermatite da contatto o appunto sindrome allergica che può avere manifestazioni cutanee o extracutanee.

Dal punto di vista del BMS (Sistema Metabolico Bruni) l’approccio a un’alterata sensibilità al nichel si inquadra in una visione a 360° del paziente.

Quando questo metallo inizia a dare dei fastidi significa che nell’organismo sono saltati dei meccanismi di controllo. In effetti il paziente che non sa di essere sensibile al nichel avverte tutta una serie di segnali e sintomi quando già sono sopraggiunti disturbi più importanti.

Con il test genetico andiamo a valutare in tal senso tre geni che controllano alcuni fattori di infiammazione e una fase importante di detossificazione a livello epatico.

Se ci sono alterazioni in questi geni, il paziente è maggiormente predisposto a sviluppare un’alterata sensibilità al nichel anche se non in tutti i casi si esprime lo stesso grado di reattività.

Questo significa che è solitamente necessaria una concomitanza di fattori affinché il disturbo venga in evidenza. 

Si riscontrano sovente, al di là delle manifestazioni che interessano la pelle, un’alterata sensibilità delle mucose, disturbi gastrici, infiammazione sistemica, dolori articolari, emicrania, spossatezza, alterata flora batterica vaginale (che può esprimersi in candidosi recidivante e disbiosi vaginale), difficoltà respiratorie, infiammazioni del cavo orale.

Se consideriamo l’analisi dei geni di cui ho accennato e il fatto che l’alterata sensibilità al nichel si renda evidente nei momenti di stress ossidativo molto alto (per cause varie come patologie importanti, grande consumo di alcool o farmaci, diete sbilanciate, carenza di antiossidanti), è facile rendersi conto che bisogna intervenire con una bilanciata composizione di nutrienti e nutraceutici e adeguate norme di igiene per ridurre l’infiammazione e ripristinare adeguati processi di detossificazione.

In BMS:

-si affronta un percorso nutrizionale a basso contenuto di nichel (non è mai escluso del tutto, salvo in casi di peculiare gravità e per un periodo limitato, perché si tradurrebbe in un regime troppo restrittivo e punitivo che renderebbe molto difficile l’adesione del paziente);

-si prevede nell’alimentazione un ricco apporto di antiossidanti in particolare selenio, Vitamina C ed E, per favorire la riduzione dello stress ossidativo, certamente alto.

-contemporaneamente si prevede un’integrazione ad alto dosaggio di vitamina C e di Omega 3 (anche 2/3 grammi al giorno di una e dell’altro);

-in sinergia con vitamina C e Omega 3 possono essere utilizzate sostanze come l’acido alfa lipoico e acetil cisteina perché, tutte insieme, hanno un effetto fortemente disintossicante e coadiuvano il lavoro di quei geni che modulano la risposta della persona al nichel;

-contestualmente si consiglia di evitare di indossare tutti gli oggetti che contengono nichel per scongiurare che il paziente sia costantemente sollecitato a livello esterno dall’azione del metallo: collane, bracciali, bottoni, orologi, orecchini. Parimenti si sconsiglia l’uso di biancheria intima nera perché è un colore per il quale in sede di lavorazione vengono utilizzanti mordenti a base di nichel;

-opportunamente si suggerisce pure di orientarsi verso prodotti di igiene personale e per la casa nichel tested ovvero di limitare il contatto con il nichel e quindi il sovraccarico che l’organismo fatica a metabolizzare.

- normalmente la terapia di integrazione nutraceutica, a supporto del percorso alimentare personalizzato, viene affiancata da probiotici specifici che si sono rivelati estremamente utili per contrastare una alterata sensibilità al nichel.

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