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Quella in menopausa è una donna che vive una grande trasformazione, spesso con sensibili difficoltà.

Nonostante l’età adulta, l’informazione abbondante e le attenzioni di un servizio sanitario che nel nostro Paese ha attivato molti utilissimi controlli per una decisiva opera di prevenzione, frequentemente troviamo una donna smarrita, che vive con disagio o apprensione o confusione il corpo che muta e che talvolta percepisce la menopausa come una sorta di limite e di epilogo.

La menopausa non è uno stato patologico ma, in effetti, una nuova fase della vita.

Una fase in cui si riducono la quota estrogenica e la velocità del metabolismo quindi abbiamo un rallentamento di tutte le funzioni cellulari, delle capacità cognitive e della memoria.

Purtroppo anche la donna più accorta a curarsi frequentemente trascura peraltro l’alimentazione ovvero sottovaluta l’esigenza di un cambiamento alimentare che vada appunto di pari passo al cambiamento ormonale. Continua per lo più a mangiare come quando era in età fertile, impegnando il fegato in modo importante: prima aveva gli estrogeni a sostenerla, non avendoli più costringe il fegato a un super lavoro.

In questo radicale cambiamento abbiamo anche un cambiamento della flora intestinale, con insorgenza di stipsi o con tendenza diarroica. Nel primo caso il primo organo da stimolare è proprio il fegato, nel secondo dobbiamo invece controllare gli aspetti pancreatici. La donna <epatica> e quella <pancreatica> hanno bisogno di un’alimentazione e di integratori differenti.

Cos’altro è significativo considerare?

Che spesso in menopausa, in verità, non fa che trovare manifestazione ciò che era scritto nei fattori genetici della persona ed è rimasto latente per decenni.

Questo significa che la conoscenza di questi fattori ci aiuta a interpretare in maniera precisa condizioni e disturbi della donna.

Un quadro genetico e anamnestico approfondito offre al BMS (Sistema Metabolico Bruni) tutte le informazioni per un corretto e adeguato approccio nutrizionale integrato, laddove necessario, da nutraceutici e fitoterapici.

La donna in menopausa deve in effetti adottare cambiamenti strategici che seguono le esigenze del suo organismo e garantiscono la sua salute semplicemente con le giuste nuove abitudini.

Pensiamo innanzi tutto al fatto che la riduzione degli estrogeni fa aumentare lo stress ossidativo che, se non è controllato da nutrienti e nutraceutici, porta a un peggioramento dei fenomeni stessi della menopausa, aumenta il rischio cardio-vascolare e di pari passo provoca un peggioramento degli aspetti cognitivi.

Un intervento di sostegno terapeutico efficace richiede sempre un approccio mirato e personalizzato. Possiamo però sintetizzare alcuni elementi utili e di grande rilievo per comprendere l’ispirazione e l’approccio di fondo del BMS:

-Alimenti prevalentemente integrali per ridurre il carico glicemico, per garantire un corretto assorbimento dei minerali e per fornire costantemente quella quota di fibre in grado di migliorare la qualità del suo microbiota.

-Presenza costante di alimenti ricchi di folati (contenuti in verdure a foglia verde, legumi, cavoli, arance, orzo) importanti perché agenti riparatori del DNA e indispensabili per tenere sotto controllo i valori di omocisteina.

-Alimenti ricchi di fitoestrogeni come salvia, soia, cavolfiore, mango, papaia, orzo, legumi, nocciole. Un piccolo e sistematico apporto nella dieta di una donna in menopausa aiuta a mitigare tutti quei disturbi che la riduzione degli estrogeni ha portato con sé.

-I semi di lino che sono una ricca fonte di acido grasso omega-3, acido alfa linolenico e altri composti che forniscono bioattività di valore per la salute attraverso la loro azione anti-infiammatoria, capacità anti-ossidativa e proprietà modulanti dei lipidi.

-La presenza del pesce, in particolare, sardine, sgombro, salmone, tonno, risulterà importante per garantire una quota di omega 3 che assicurerà un miglior profilo lipidico ed un costante effetto antinfiammatorio.

-La quota di calcio (latte intero, yogurt intero, ricotta) importante per ridurre il rischio di osteoporosi (sempre che la donna non sia intollerante al lattosio, nel qual caso rallenterebbe l’assorbimento di calcio e vitamina D).

-La quota proteica quotidiana che, accompagnata da un’attività fisica regolare, è essenziale per il mantenimento del tono muscolare.

-Le proteine della soia efficaci per la riduzione dello stress ossidativo (non è viceversa evidenziata dagli studi clinici l’efficacia del latte di soia). Riduce parimenti lo stress anche l’olio d’oliva.

Sebbene l’apporto di sodio nella donna in menopausa debba essere attentamente controllato con l’introduzione di combinazioni alimentari adeguate, per l’ipertensione il test genetico ci aiuta a non introdurre tout court la riduzione del sodio in quanto potrebbe rivelarci un’origine diversa qualora riscontrassimo un metabolismo ridotto della caffeina.

Un vero occhio di riguardo bisogna poi riservarlo a tutti gli aspetti più propriamente psicologici. L’argomento merita ulteriori approfondimenti quindi dedicherò sicuramente altri post.

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