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Parlare di menopausa significa entrare in quell’infinito mondo simbolico e esistenziale che è proprio della donna.

La donna per definizione è complessità perché unisce nella sua essenza opposti che ad una mente troppo rigida potrebbero sembrare inconciliabili.

Per cui il femminile è permeato al contempo dalla fragilità e delicatezza di un corpo esile con forme morbide, che si contrappongono alla brutalità della fisicità del maschile, ma, al contempo, è il veicolo della potenza della natura espressa nella maternità, nel parto, nella capacità di resistere a tutto ciò che comporta la genesi, la nascita e la crescita di un bambino.

La donna è pervasa di spiritualità e ascetismo, nella sua natura materna e accudente, ma al contempo rappresenta nella sua corporeità la carnalità e la sensualità, nascondendo nella sua delicatezza una potenzialità sessuale, in realtà, superiore a quella maschile.

E potrei continuare a lungo elencando come nell’essere donna c’è il tutto e il contrario del tutto. La donna si connota, molto più del compagno maschile, come una realtà dinamica, in continuo cambiamento, rimescolamento, talmente sfaccettata da risultare spesso incomprensibile all’uomo.

Non è una galanteria, sostengo ciò che è confortato da millenni di scienza, di genetica e fisiologia, di filosofia e psicologia, di storia e arte.

Inoltre, con questo, non voglio dire che la donna sia migliore dell’uomo, voglio solo affermare che è diversa.

Diversa perché la sua natura complessa necessita di una narrazione meno lineare e regolare di quella utile a descrivere il maschile.

Ed in questa narrazione è compresa la menopausa, fenomeno fisiologico che, in età e modalità diversa, impatta tutte le donne che riescono a raggiungere la maturità.

Certo sarebbe affascinante poter trattare l’argomento menopausa all’interno dell’intero continuum di sviluppo della donna, tuttavia diventerebbe un testo troppo vasto per gli scopi che ci siamo prefissi in questo articolo.

Ed è anche chiaro che i fattori “come” e “quando” intervengono in maniera importante nel dare una coloritura più o meno serena all’insorgenza della menopausa ma, nuovamente, diventerebbe un discorso troppo lungo e articolato per avere senso nell’ottica dell’obiettivo che ci siamo posti in questo articolo: capire genericamente l’aspetto menopausa nel ciclo vitale di una donna e valutare la possibilità di dare indicazioni utili per far sì che diventi un momento di crescita importante per lo sviluppo della persona.

La menopausa dal punto di vista clinico si manifesta con una serie di cambiamenti fisici e fisiologici che la scienza di oggi è assolutamente capace di affrontare e risolvere nella maniera più soddisfacente.

In tutto questo gli aspetti psicologici fanno la discriminante nel favorire o meno nella donna l’accettazione del suo nuovo status, e quindi fare tutto quello che le è possibile per vivere bene come, e anche meglio, di prima, oppure rifiutare l’evento e non prendersi cura di un corpo che cambia e che necessita di nuove cure e attenzioni.

Sottolineo nuove perché anche prima della menopausa il corpo aveva bisogno di cure e attenzioni continue varianti nel tempo, solo che prima questi cambiamenti erano vissuti come espressioni del crescere quindi ben metabolizzati.

Cito alcune fasi per semplicità: infanzia, pubertà, adolescenza, maturità, gravidanza, maternità, ingresso nel lavoro, progressione dell’attività sportiva, ecc.

Se ben ci riflettete ognuna di queste fasi ha necessitato di grandi cambiamenti nella cura del proprio corpo e della persona e, quasi sempre, questi cambiamenti sono stati accolti favorevolmente e, spesso, senza nemmeno rendersene conto.

Il mutamento dei bisogni alimentari (i bisogni nutrizionali di una bambina sono ovviamente molto diversi da quelli di un’adolescente o una sportiva), delle cure del corpo (dalle pratiche del ciclo mestruale alla cura della pelle, della depilazione), delle attenzioni comportamentali (le nottate delle adolescenti, i tacchi e il reggiseno, la postura ed i modi della ragazza matura), ecc.

Questo avviene anche nella menopausa, ma non tutte le donne riescono ad accogliere questa fase come le altre e fluire nel cambiamento in maniera funzionale come nel passato.

Questo è dovuto a diversi fattori:

1)sicuramente la capacità individuale di accettare i cambiamenti è un potente fattore favorevole all’adeguamento della donna alle necessità della menopausa.

Le donne flessibili, che sono state a capaci di accettare in passato favorevolmente i propri cambiamenti, che di conseguenza hanno potuto vivere a pieno le proprie fasi evolutive, saziandosene copiosamente, saranno donne che sapranno entrare in menopausa con maggiore armonia e mettere in campo quei mutamenti di atteggiamento atti a continuare a vivere a pieno la propria vita.

Le donne più rigide, che hanno avuto anche nel passato difficoltà ad accettare i propri cambiamenti, resisteranno nevroticamente anche a questo, irrigidendosi e non favorendo lo sviluppo fluido della propria persona.

2)un altro aspetto importante che influisce sull’accettazione della menopausa è la pressione sociale che, fortunatamente, negli ultimi anni si è molto attenuata.

Nel passato, sotto spinte ideologiche primitive, la femminilità era ridotta alla fertilità e alla capacità di generare per cui, una volta entrate in menopausa, le donne diventavano persone prive di ruolo sociale, marginali.

Per una donna entrare in menopausa significava iniziare il proprio declino personale, non avere più valore sociale se non quello di fare la nonna.

Parliamo di una società in cui la vita media era molto più breve, la mortalità elevata, l’ingresso della donna nel mondo del lavoro e della scolarizzazione quasi nullo, una società fortemente maschilista dove le donne avevano un ruolo subalterno e dipendente.

Oggi, a livello culturale la donna è giustamente percepita in maniera nettamente diversa: la donna ora è considerata una persona che può realizzarsi liberamente e autonomamente in tutti i suoi ambiti esistenziali, compreso la gravidanza che non assume più il ruolo di unico scopo di vita femminile ma di una scelta individuale come le altre, come lo studio, il lavoro, ecc.

La donna oggi ha rivendicato il diritto del godimento della propria sessualità e di tutte le soddisfazioni che può trarre dal proprio esercizio di vita.

Attualmente la donna esercita liberamente la propria seduttività al pari della propria competenza o della propria valorialità, per cui la menopausa non ha più un significato terminale nella sua vita ma, anzi, quella di un cambiamento che potenzialmente può favorire gli altri ambiti di realizzazione.

3)un altro aspetto cruciale per la donna nell’accettazione della propria menopausa è il tipo di identificazione con il proprio ideale di sé.

Ognuno di noi ha un ideale di sé e lo persegue in maniera più o meno cosciente.

L’ideale di sé non è altro se non che l’idea che noi abbiamo di come dovremmo essere per sentirci bene.

Questo ideale si costruisce nel tempo, in particolare negli anni di maturazione, in riferimento alla risposta che gli altri significativi per noi ci danno di noi stessi.

Se un ideale è troppo rigido, ad esempio essere a tutti i costi forti e vigorosi, rischia di entrare in crisi durante i cambiamenti, ad esempio ci può far rifiutare la malattia o il naturale decadimento fisico della vecchiaia.

Più un ideale di sé è esclusivo, più necessariamente diventa rigido: se io mi sento di valere sono se sono forte e pressante, di fronte ad una malattia crollo completamente come persona; se invece oltre che essere orgoglioso di essere forte, posso essere orgoglioso di essere intelligente, di fronte ad una malattia che mina la mia fisicità posso rimanere una persona integra rimanendo sicuro e dignitosamente appagato della mia intelligenza.

Tutto questo per dire che, se una donna si identifica totalmente sulla propria capacità seduttiva/sessuale, al calare dell’attrattività fisica, dovuta al cambiamento fisico dell’età, entrerà in crisi e vivrà la menopausa come l’attestato del proprio crollo valoriale.

Tutto questo in termini concreti non è assolutamente reale perché, in verità, una donna che si cura rimane assolutamente attrattiva per la maggior parte degli uomini e donne che la potrebbero desiderare.

Inoltre, la sessualità femminile ha un balzo qualitativo importante con la menopausa poiché, libera dell’angoscia delle gravidanze, consapevole di sé, del proprio corpo e della propria capacità orgasmica, finalmente proprio in questo periodo la donna può vivere a pieno e in fondo la propria sessualità.

L’aspetto sessuale è fondamentale durante l’ingresso nella menopausa e, più una donna avrà risolto precedentemente le proprie inibizioni sessuali, più potrà goderne in questo periodo e favorire un processo che può portare ad una felicità di vita forse mai provata prima.

Alcune donne una volta entrate in menopausa recuperano la propria capacità orgasmica precedentemente inibita, anche perché ormai libere dalla pesantezza degli stereotipi femminili e, come già detto, della pressione della gravidanza, possono finalmente godere a pieno della propria sessualità, di sé e della vita.

Spero di aver fatto sufficientemente comprendere le dinamiche psichiche che entrano in gioco con la menopausa, che ne favoriscono o ostacolano i processi di sviluppo.

La menopausa per una donna, e per le persone che le stanno vicino, può diventare il periodo più felice della vita, ma il presupposto è l’accettazione dei cambiamenti e la volontà di prendersi cura di se stessa.

Dal punto di vista fisico bastano un’attività fisica moderata unita ad una dieta mirata, evitando gli abusi di farmaci, alcol o fumo, per risolvere la maggior parte dei disturbi legati alla menopausa permettendo alla donna di godersi a pieno la propria vita senza stravolgimenti di sorta.

Questa accettazione, come visto dipende da fattori psicologici, per cui in tutti i casi in cui una donna abbia difficoltà nell’ingresso in questa meravigliosa fase della vita è fondamentale un aiuto psicologico.

Un aiuto psicologico che aiuti la donna a ridiscutere i propri costrutti rigidi, superare eventuali tabù e responsabilizzarsi verso la cura della propria persona in maniera attiva, in modo di godersi appieno quello che potrebbe, senza dubbio, essere il periodo più bello della propria vita.

                                                                                                                                                                                          Yuri Canfora, Psicoterapeuta

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