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La “fame nervosa” rientra nelle dipendenze alimentari. Il suo impatto nella vita della persona non è così debilitante come le altre patologie di questa categoria tuttavia, come vedremo, crea problemi seri alla salute di chi ne soffre.

La fame nervosa è caratterizzata da uno spizzicare continuo nei momenti di noia, disagio o sofferenza.

La persona con fame nervosa ogni qual volta vive una difficoltà, come un impegno nuovo di lavoro o un litigio con una persona significativa, ma anche nei momenti di solitudine o noia, ricerca immediatamente qualcosa da mangiare.

Gli alimenti ricercati durante una crisi di fame nervosa sono di solito dolci, fritti o comunque alimenti non propriamente sani o dietetici.

Durante una fase di fame nervosa non si ingurgita la grande mole di cibo che avviene ad esempio nelle crisi bulimiche, al contrario si mangiano piccole porzioni di alimenti anche vari, come snack o cioccolatini.

Tuttavia questa continua ruminazione non viene considerata dal soggetto con fame nervosa il sostituto di un pasto, per cui questa quantità di cibo si associa alla normale alimentazione della persona sbilanciandola in termini di calorie e nutrienti.

Infatti, forse anche per la modalità frugale, il soggetto con fame nervosa minimizza l’apporto di cibo ingerito nelle sue crisi.

Il risultato finale è comunque il sovrappeso e tutte le complicanze associate a questo sbilanciamento alimentare (ad es. un eccesso di zuccheri può influire sulla glicemia o sulle carie, ci possono essere difficoltà gastriche, ecc.).

La fame nervosa è principalmente una strategia disfunzionale messa in atto dal soggetto per far fronte ad una distorsione della percezione di se stesso.

Qualsiasi mutamento dell’omeostasi psicologica viene riequilibrata, o meglio si tenta di riequilibrare, attraverso l’assunzione di cibo.

Le persone che hanno questi stili comportamentali non hanno la capacità di leggere chiaramente cosa gli sta succedendo a livello emotivo, per cui l’unica sensazione che vivono è l’ansia che si genera ad ogni mutamento dell’equilibrio psicologico.

Queste persone non sono capaci di decifrare bene i propri bisogni interni, per cui non riescono a dargli una risposta adeguata: non sono capaci, ad esempio, di riconoscere il proprio bisogno di rassicurazione di fronte ad una novità che li preoccupa per le potenziali ripercussioni sulla vita affettiva, quindi non riescono a mettere in campo le normali strategie per fargli fronte, ad esempio confrontarsi con una persona cara.

Sono persone che difficilmente chiedono aiuto, anzi in apparenza sembreranno probabilmente persone anche molto indipendenti, ma è solo una maschera colmata dalla fame nervosa.

In realtà si tratta spesso di persone molto insicure e tendenti al perfezionismo.

Ovviamente l’effetto del consumo del cibo può essere tranquillizzante, ma sempre in maniera temporanea e comunque insufficiente.

La loro dinamica disfunzionale attuale ricalca perfettamente quelli che sono stati i modelli di attaccamento infantili.

Sono spesso figli (o figlie) di madri indisponibili, troppo concentrate su se stesse (forse anche per problemi reali o per depressione) incapaci di rispondere empaticamente e tempestivamente ai figli al momento della loro richiesta di soddisfazione.

Sono madri che avevano poca possibilità di dedicarsi emotivamente ai propri figli, per cui ogni richiesta del bambino era un qualcosa da placare al più presto e con il mezzo più semplice e sbrigativo possibile: il cibo.

Per cui se il bambino piange perché è nervoso per il sonno o per lo stato di insicurezza dato da un contatto materno freddo viene subito placato con il seno o il biberon, da più grandi con biscotti o altri alimenti gratificanti. Sostanzialmente il bambino impara che qualsiasi sua richiesta di affetto o attenzione viene risolta con il cibo, e così continuerà a fare anche da grande.

Questi bambini non hanno avuto la possibilità di imparare a discriminare i propri disagi attraverso la relazione materna e, di conseguenza, non hanno appreso altra strategia di soddisfazione a queste che non sia il mangiare.

Probabilmente avrete già iniziato ad intuire come un lavoro nutrizionale può essere difficile su queste persone. Sono persone per cui il mangiare non è piacere o bisogno fisico, il mangiare è un equilibratore della vita psichica.

Molto probabilmente una persona con fame nervosa boicotterà una dieta senza nemmeno accorgersene.

Tutto ciò rende molto importante in un piano alimentare di una persona con questi problemi che ci siano molti pasti durante la giornata in modo da poter intercettare, anche solo casualmente, i momenti di crisi di fame nervosa.

La figura di uno psicologo è importantissima con questi soggetti, perché proprio attraverso un lavoro specialistico possono tornare ad essere consci del proprio mondo interno e imparare a rispondergli adeguatamente, spezzando i tal modo il circuito degli spuntini.

In tutti quei casi in cui la figura dello psicologo non potrà essere presente nel percorso di un soggetto con fame nervosa è fondamentale proporre insieme ad un piano alimentare delle strategie creative di superamento dei momenti di crisi, come ad es. la pittura, che possano contemporaneamente rompere lo schema stress-cibo e al tempo stesso aiutare la persona a riconoscere bisogni diversi e soluzioni alternative agli stessi.

                                                                                                                                                                         Yuri Canfora, psicoterapeuta

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