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Tu sei UNICO, non c’è alcun dubbio.

Sei unico e sei fatto di corpo e mente.

Hai presente quando associ la tua gastrite al nervosismo e alla tensione? Hai presente quanto è influenzato il tuo umore da quel mal di testa che ti perseguita? Hai presente quanti disagi emotivi e quante malattie sono connessi? Hai presente quale strettissimo rapporto intercorra tra ciò che mangi e come ti senti? Hai presente quanto siano peculiari certe fasi ormonali e quanto queste determinino cambiamenti che non possono essere trascurati?

Questo e molto altro fa parte di un’ampia riflessione sulla tua unicità e sulla necessaria multidisciplinarità di approccio terapeutico.

Innanzi tutto ci offre una serie di riferimenti estremamente importanti:

  • la tua vita e la tua storia, emotiva e clinica, non sono uguali a quelle di nessun altro;
  • la tua salute è determinata da un insieme enorme di fattori, fisici e psicologici;
  • la tua unicità richiede un’attenzione esclusiva e profonda che consideri le tue caratteristiche genetiche, il tuo stile di vita, le tue abitudini alimentari, il tuo stato d’animo, le tue patologie.

È impensabile che i tuoi problemi intestinali siano qualcosa con il quale semplicemente imparare a “convivere” o per il quale affidarsi continuamente a qualche rimedio-tampone. È scientificamente insostenibile l’idea di non indagarne minuziosamente le cause e di non considerarne le gravi conseguenze di infiammazione sistemica.

Questo è un esempio. Un esempio come molti altri che si potrebbero portare.

Non siamo una somma di organi ma un insieme unico. Il sintomo e il disturbo si manifestano localmente ma non è affatto detto che non coinvolgano l’intera persona. Tanto per la prevenzione che per l’approccio terapeutico, per una valutazione e un trattamento realmente efficaci, devono interagire da un lato la massima conoscenza delle specificità del singolo e dall’altro la massima sinergia di conoscenze scientifiche.

Se perseguiamo la salute ogni individuo deve essere affrontato a 360° appunto nella sua unicità e questo comporta una visione allargata che includa e metta in moto l’interazione tra tutti i bacini scientifici.

Il nutrizionista può concepire un regime alimentare corretto per tutti? No. Non può neanche, del resto, considerare tout court alimenti “buoni” o “cattivi”, se mai deve indicare quelli adeguati (o non adeguati) al singolo paziente e alla sua situazione complessiva. Il nutrizionista può trattare genericamente l’obesità? No. Può e deve confrontarsi con il paziente obeso, comprenderne le condizioni fisiche ed emotive, analizzare tutto il suo percorso (dal tempo 0 della nascita, con un test genetico, al tempo X, con l’anamnesi): non c’è una risposta all’obesità, c’è una risposta alla persona.

Si può credere che una fame nervosa o disturbi del comportamento alimentare possano sempre risolversi senza l’idoneo intervento di sostegno della psicoterapia? No, non è ragionevole.

Più di tutto, riepilogando, non è ragionevole in tempi di progresso culturale e scientifico non mettere al centro la persona da indagare in tutta la sua complessa unicità e non muoversi con un approccio multidisciplinare.

Ne ho già parlato e tornerò più volte sull’argomento. Ho messo a punto il BMS, Sistema Metabolico Bruni, sintesi di nutrizione funzionale, nutrigenetica, nutraceutica, studio del microbiota, psicologia, cronobiologia, perché ritengo possibile e doveroso, nella pratica quotidiana, riconoscere il paziente come protagonista. Unico…e intero.

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