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Da tempo i grandi supermercati propongono alla Clientela piatti pronti.

Una risposta coerente ai nuovi bisogni, quelli dei single, quelli delle coppie in cui entrambi lavorano, quelle delle famiglie con ritmi serrati e tempi risicati per preparare ogni giorno pranzo, cena e merenda per i bambini e i ragazzi.

Del resto negli ultimi decenni si erano già modificate le abitudini alimentari, con i surgelati, i precotti, i cibi già lavati e tagliati. Tutto ciò per andare incontro a un nuovo stile di vita e anche, forse, per una minore attenzione alla qualità, alla freschezza, alla genuinità della cucina.

L’informazione però, insieme a un forte e rinnovato desiderio di benessere, di forma fisica, di energia e lucidità mentale e a un recupero culturale delle tradizioni, hanno riportato in pista la qualità in strettissima connessione con la Salute.

Una qualità non solo oggettiva del singolo prodotto ma utile e opportuna per il singolo consumatore. Il potere preventivo e curativo del cibo fa infatti considerare sotto una luce attenta gli ingredienti e le loro combinazioni.

Le conoscenze scientifiche attuali ci consentono di demolire i luoghi comuni: la pasta fa ingrassare tout court è uno dei più classici. Questi non tengono in alcuna considerazione le caratteristiche specifiche della persona. Dividono i cibi in “buoni” e “cattivi” senza valutare quale reale scopo e validità possono avere in un percorso alimentare.

Ecco perché parlo di piatti pronti personalizzati. Non possiamo affatto demonizzare le produzioni di pasti perché ciò sarebbe anacronistico e probabilmente cozzerebbe contro istanze e consuetudini sociali ormai consolidate. Possiamo se mai, viceversa, chiederci se e quanto è possibile concepire PIATTI PRONTI PERSONALIZZATI.

Sarebbe lungimirante che proprio la grande distribuzione lavorasse in questa direzione, con nutrizionisti al servizio di preparazioni sempre più mirate perché chi ha problemi di obesità, di intolleranze, di ipertensione, di gastriti, di coliti, di psoriasi e così via, abbia a disposizione un’offerta adeguata ed efficace.

Faccio questa riflessione perché lavorando sul BMS ho lavorato sulla sostenibilità. Non più a Dieta ma in Salute. Una nutrizione personalizzata mette al centro il paziente, è studiata intorno a lui. E il BMS ha proprio considerato che dovesse essere rispettosa del “valore alimentazione” anche dal punto di vista culturale, psicologico e sociale. Nessun regime drastico ma una soluzione concreta sostenibile serenamente dalla persona.

Le catene alimentari che inseguono proposte allettanti per la Clientela, con un’autentica rivoluzione salutista, farebbero economicamente (e eticamente) centro!

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