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Il disturbo affettivo stagionale (SAD), chiamato romanticamente dagli anglosassoni winter blues, è quadro umorale depressivo che si manifesta esclusivamente nel periodo invernale.

I primi studi scientifici sulla SAD associarono immediatamente lo sviluppo di questi sintomi con i cambiamenti della luce e dell’effetto che questi hanno con il cervello (in particolare ipofisi), ma successivamente è stato scoperto che i fattori causali sono molteplici.

Il quadro clinico della SAD è stato definito a metà degli anni 80” da Norman E. Rosenthal e, dopo un iniziale diffidenza della comunità scientifica, la diagnosi ha acquisito progressivamente consenso scientifico e attualmente è inserita ufficialmente nei principali manuali di diagnosi psichiatrica.

La SAD è un quadro depressivo che si sviluppa nei soggetti predisposti in maniera molto variabile: dai casi più lievi, dove si può riscontrare una lieve sintomatologia distimica caratterizzata da insorgenza di note apatiche e asteniche, ai casi più seri con l’aggravamento di un preesistente quadro umorale sino alla depressione maggiore. Ad eccezione dei quadri più intensi, la maggior parte delle persone che soffrono di SAD mostrano un quadro distimico non particolarmente grave, ma ugualmente debilitante.

Il quadro clinico della SAD è solitamente caratterizzato da: difficoltà nello svegliarsi la mattina, nausea, astenia, difficoltà di concentrazione e attenzione, bassa motivazione, ritiro sociale, calo della libido, tendenza a mangiare troppo.

Molti soggetti con un quadro clinico simile a quello sovra descritto, in estate tendono a sviluppare, oltre ai sintomi descritti, ansia elevata e irritabilità, e, al contrario del periodo invernale, soffrire di insonnia e scarso appetito.

Un effetto nocivo indiretto della SAD sull’individuo è l’aumento di peso e la concomitante difficoltà nel recuperare il peso forma, con tutte le conseguenze psicofisiche associate al sovrappeso e all’obesità.

Il primo passo per risolvere la SAD è riconoscerla.

Troppo spesso questo problema viene banalizzato e trattato come pigrizia, svogliatezza, ecc., provocando in chi ne soffre un ulteriore aggravio di stress, legato al senso di colpa e alla confusione dovuta nel non riuscire a risolvere la sintomatologia nonostante gli sforzi profusi.

La SAD è uno dei nemici pubblici numero uno per chi si mette a dieta, poiché il quadro ansioso depressivo intermittente boicotta sistematicamente gli sforzi che il soggetto pone nel seguire un piano alimentare restrittivo e l’attività fisica necessaria. La SAD non boicotta solo la dieta, ma anche gli studi, la carriera, le relazioni interpersonali.

Una volta riconosciuta la SAD, un piano alimentare adeguato e un aiuto psicologico aiutano a passare indenni le ciclicità stagionali del disturbo. Il piano nutrizionale deve aiutare la persona a non prendere peso nel periodo invernale e favorire l’assorbimento dei nutrienti importanti per combattere i sintomi distimici e ansiosi della SAD. Questo piano alimentare non può essere eccessivamente restrittivo, perché il soggetto con SAD a causa del suo problema umorale non sopporta lo stress di una privazione eccesiva.

Al contempo il piano alimentare non può essere rigido e schematico, perché deve potersi adeguarsi al mutamento delle esigenze alimentare che il soggetto con SAD ha durante le variazioni stagionali.

Un intervento psicologico aiuta la persona con SAD a migliorare l’umore, abbassare l’ansia e lo stress associate al disturbo, ritrovare l’equilibrio personale e la continuità di impegno e realizzazione.

Detto questo, risulta chiaro che il metodo integrato BMS di Bruni è chiaramente una risposta elettiva alle problematiche legate alla SAD.

                                                                                                                                                                                                      Dott. Yuri Canfora

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