fbpx

Siamo talmente impregnati di frenesia da non riuscire più a decodificare i segnali provenienti dal nostro corpo…figuriamoci le emozioni.

Nella quasi totalità dei casi il paziente che si rivolge al sottoscritto chiede soluzioni confezionate per risolvere i suoi sintomi: una soluzione per il sovrappeso, una soluzione per la psoriasi, una soluzione per la menopausa, una soluzione per il mal di stomaco.

Insomma….. una soluzione e basta.

Ma quando lo poni di fronte ad un paio di quesiti, dal suo sguardo trapelano istinti contrapposti: alzarsi repentinamente e guadagnare l’uscita o ascoltare pazientemente questo rompiballe di nutrizionista. Solitamente (per mia fortuna) propende per la seconda opzione!

Le domande apparentemente banali, che lo mettono in crisi sono: piuttosto che ragionare sul sintomo, perché non cerchiamo di capire da dove esso si è generato? E’ consapevole che i suoi organi, la sua fisiologia, le sue emozioni, il suo metabolismo devono essere considerati un tutt’uno?

La nostra opulenta società non concede più tempo per riflessioni condivise: impone e pretende soluzioni rapide, perché domani è un altro giorno e si vedrà.

Svezziamo i bambini con questa logica, li cresciamo e li concimiamo, perché diventino adulti utili e funzionali ad una cinica logica di mercato, che orienta i loro consumi, le loro emozioni, la loro salute.

Il primo incontro con il paziente è fondamentale per indagare nelle ragioni più profonde del suo malessere.

Il primo incontro è cruciale per far sì che esso inizi a decodificare i sintomi e concepire il corpo come un tutt’uno.

Questo aspetto per quanto oscuro possa apparirvi sarà lo spartiacque tra il successo e l’insuccesso della terapia nutrizionale nel BMS.

Ma cosa significa distinguere i sintomi dalla causa?

Porto un esempio che umanamente mi ha profondamente colpito.

Nel 2020 la sig.ra Ada chiede il mio aiuto in ambito nutrizionale e nutraceutico per affrontare i suoi invalidanti disturbi gastrointestinali. La certezza delle sue affermazioni era sostenuta dall’evidenza che particolari alimenti scatenavano violenti ed acuti dolori intestinali che si concludevano con eccessiva sudorazione notturna e coliche anch’esse notturne. La sig.ra Ada era ovviamente certa delle sue affermazioni, ma nonostante avesse accuratamente eliminato gli alimenti incriminati, di tanto in tanto accusava ugualmente gli stessi sintomi.

Ada chiede di indagare insieme a lei per scovare i responsabili alimentari: “Dottore mi aiuti ad individuare cosa davvero mi fa male?”

Ma questa splendida donna, grande lavoratrice, aveva omesso qualche piccolo particolare della propria vita.

Sollecitata ad ampliare il proprio resoconto si è sentita inizialmente spiazzata da domande che riguardavano la propria sfera emotiva, i suoi trascorsi clinici ed è rimasta basita quando abbiamo cercato insieme di individuare in quali particolari momenti della vita tali sintomi gastrointestinali si fossero riacutizzati.

Ada è stata un fiume in piena: da 30 anni accusa continui dolori muscolari e continuo prurito migrante, anche suo figlio ed in verità anche sua madre manifestano analoghi quadri clinici. Ada ha raccontato di una condizione emotiva difficile, raramente esternata, perché Ada è abituata a combattere senza lamentarsi, lavorando a testa bassa, il suo malessere interiore Ada lo ha tenuto sempre per sé.

Quando i suoi disturbi gastrointestinali si sono riacutizzati Ada stava attraversando un’importante fase depressiva, risolta in solitudine con un bravissimo psicoterapeuta, ma senza che la famiglia fosse al corrente del suo calvario interiore.

Ada riferisce che la psoriasi anticipa sempre questi brutti eventi intestinali e che i dolori muscolari oramai sono compagni di vita, ma con buone dosi di antinfiammatori, si tira avanti, perché io dottore ho sempre dovuto lavorare, non mi sono concessa mai un riposo, non posso permettermelo, dottore.

Con Ada disegniamo una mappa di questo racconto: Ada non è stata allattata al seno e sua madre le ha raccontato che sin da bambina aveva avuto coliche con il latte, Ada disegna con me la relazione stretta tra il riacutizzarsi delle coliche e il crollo del suo stato emotivo, le sue analisi evidenziano da molti anni una bilirubina totale, diretta ed indiretta sempre alterati.

Dottore mi hanno diagnosticato il morbo di Gilbert anni fa, anche a mio figlio ed anche a mia madre, ma ci hanno semplicemente detto che bisogna conviverci e che non crea nessun problema. Ma opportunamente guidata Ada capisce che quando i suoi valori di bilirubina sono peggiorati il suo senso di stanchezza si è drammaticamente, sempre, riacutizzato e che in parallelo la sua funzione intestinale è passata da produrre feci caprine a feci diarroiche.

Il puzzle inizia a prendere forma: ora colleghiamo la funzione intestinale alterata non ad un alimento, bensì ad un cortocircuito emotivo ed intestinale che si fomentano vicendevolmente.

Ada comprende benissimo che nei periodi di caldo intenso o freddo importante, tali sintomi si fanno più intensi, così le spiego che il livello di idratazione e quindi di sudorazione possono influenzare quel famoso prurito biliare. Ada deve consumare i suoi pasti in serenità per far si che il Gilbert non peggiori, ma Ada comprende benissimo che il suo livello di serotonina, a sua volta modula la risposta intestinale e quindi i suoi processi digestivi.

I famosi dolori muscolari riusciamo ad inserirli in quadro di forte infiammazione intestinale che quando prolungato nel tempo, produce non solo dolore ma anche edema diffuso e feci altalenanti, ma sempre da ricondurre alla coniugazione biliare.

Ada è entusiasta perché finalmente i suoi sintomi assumono una veste del tutto nuova, finalmente Ada è considerata nella sua totalità, nella sua interezza.

Ada non è un’asettica sommatoria di sintomi: Ada è UNA persona che può riprendere in mano la propria vita.

Con Ada abbiamo rimesso in ordine la sua funzione intestinale e sono spariti quasi completamente i suoi dolori muscolari. Abbiamo inizialmente eliminato lattosio e glutine, insieme all’integrazione con PEA (palmitoiletanolamide), Iperico, Zafferano, Bifidobacterium Es1, Carnosina ed Astaxantina e supportato tutto con un percorso nutrizionale funzionale estremamente personalizzato.

Quando la sua Zonulina fecale è tornata nei range di normalità abbiamo modificato il suo percorso nutrizionale, sempre con uno sguardo attento al suo stato emotivo.

Ora Ada sa benissimo come nutrirsi, che rapporto esiste tra il suo stato emotivo ed intestinale ed i suoi sintomi storici: Ada conosce molto meglio il suo corpo, ha imparato a decodificare molto bene i segnali che esso gli manda.

La storia di Ada è una storia che si ripete spesso nel mio lavoro, certamente sotto molte forme, ma sempre con lo stesso filo conduttore.

Dovremmo tutti lavorare per riconoscere meglio i segnali emotivi, corporei, viscerali che il corpo e la mente ci trasmettono.

La nutrizione funzionale, la nutrigenetica, il microbiota, la cronobiologia, la nutraceutica, l’empatia, vanno utilizzate sempre tutte contemporaneamente: nel BMS ragioniamo da sempre così, perché ci crediamo e perché vogliamo bene ad Ada.

Traduci BMS

Seleziona la tua lingua per tradurre il sito web.

Informazioni

Aiuto

Area Riservata